VOLONTARIA IN BRASILE

Cari trinesi, vi ricordate le cassette di arance che ogni anno vengono vendute fuori dalle chiese o la ciclica raccolta porta a porta di oggetti da devolvere in beneficenza? Dietro a queste iniziative ci sono i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, il famoso movimento di volontariato che dal 1967 opera incessantemente in America Latina. Ecco, forse non sapete che tra di noi c’è chi con questa associazione ha da poco concluso una missione in Brasile. Abbiamo pensato di farci raccontare da Lucia Fistolera la sua straordinaria esperienza.

Lucia, come sei finita dall’altra parte del mondo?

Dopo anni di esperienza, i miei amici mi hanno proposto di fare sei mesi in missione. Lì per lì sono caduta dal pero, anche perché ero in università. Con la testa mi son fatta venire tanti dubbi, ma col cuore ho scelto di dire di sì. Lo Stato e il tipo di missione li hanno scelti i miei amici, non io. Io ho solo detto di sì.

So che da molto frequenti la sede di Vercelli dell’OMG; cosa fate assieme?

Il nostro lavoro in Italia funziona così: uno o due giorni alla settimana svolgiamo piccole mansioni come sgomberi o pitturiamo cancellate… Siamo stati anche in Calabria per la raccolta delle arance. Lo facciamo per sostenere le missioni in Sudamerica, ma anche per vivere esperienze di condivisione tra di noi. Quando c’è una comunione di ideali poi cresce anche il desiderio di approfondire un’amicizia.

Però, ecco, sei passata dall’aiuto a distanza all’aiuto sul campo… e per sei mesi! Le tue giornate a Naboreiro erano al servizio degli altri…

Si, ero nella Casa di don Bosco, ospite della famiglia che dirige il collegio. In questa casa vive un gruppo di ragazze, che hanno dai 12 ai 18 anni, studiano e fanno ricamo e cucito. Al mattino mi dedicavo all’oratorio: i bambini fanno i turni durante la giornata per andare a scuola e io accoglievo i più piccoli. Al pomeriggio ero a disposizione per svariate mansioni: nell’orto, con gli animali, nelle pulizie domestiche. Con alcune ragazze raccoglievo e preparavo la curcuma per la vendita: un bel modo per conoscerci e stare assieme.

Eri in una zona sicura?

Si, ero in un paesino sperduto. Si sente parlare di violenza latente, ma personalmente non ho mai assistito ad episodi gravi.

C’è un evento in particolare che ricorderai per sempre?

In generale ricorderò sempre i bambini che, vedendomi da lontano, mi correvano incontro contentissimi di rivedermi. Per quel poco che ho dato… tutto l’affetto che ho ricevuto da loro mi rimarrà di certo!

Che significato ha avuto per te, universitaria, regalare il tuo tempo per gli altri in Brasile?

Se ho perso tempo con l’università significa solo che mi laureerò qualche mese dopo. Io il desiderio di andarci ce l’avevo: per me è stato spontaneo dire di sì e per ora questa è stata forse l’esperienza più bella della mia vita.

Ai primi di dicembre è venuto a mancare il fondatore del movimento, il sacerdote salesiano don Ugo De Censi. Pensi che le sue idee e la sua proposta di vita continueranno ad attrarre i giovani in futuro? Cosa in particolare è attraente?

Il suo essere concreto. Secondo me i giovani sono stufi di persone che parlano e parlano. Padre Ugo l’aveva capito: ha spinto i ragazzi a mettere le mani in pasta. Tendenzialmente non faceva discorsi su Dio ai ragazzi perché era sinceramente convinto che a Lui si arrivasse davvero attraverso la carità. La sua opera non può morire con lui, allo stesso modo in cui gli oratori sono sopravvissuti alla morte di don Bosco.

Se qualcuno fosse interessato potrebbe rivolgersi a te?

Certo!

Per ora ci salutiamo… Grazie per la tua testimonianza!

di Lucia Mulone

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