IL DRAGONE E LA FANCIULLA

Andarsene, ma poi tornare: storia dell’incontro con un grande Paese

Davvero i trinesi sono come il prezzemolo e, usciti dal confine nazionale, ci si può mettere sulle loro tracce anche verso il continente asiatico. Sì, oggi andiamo in Cina, per lo meno con la mente, in un’area del mondo sicuramente a noi meno nota di altre e perciò carica di mistero… chissà che la nostra compaesana non riesca ad aprirci una porta su questa realtà condividendo con noi per pochi minuti la sua prospettiva. Lei è Germana Isacco, ha 26 anni e come sede di lavoro ha scelto Pechino. Per ovviare al Great Firewall, il muro digitale che il governo comunista ha eretto per ostacolare i contatti con la cultura occidentale, ci siamo iscritti su Wechat per un’intervista telefonica.

Germana, ci separano sette ore di fuso orario, uno scudo digitale, ma soprattutto una cultura: cosa fai a Pechino?

Sto lavorando in uno studio di architettura molto grande, siamo circa cinquecento dipendenti.

Eri già stata in Cina con l’Università, se non erro…

Avevo fatto la doppia laurea qui perché ero interessata ai progetti di scambio all’estero e l’idea di un Erasmus non mi convinceva. In questo modo ho ottenuto una laurea valida sia in Asia che in Europa e nel mio settore questa è una bella opportunità perché qui si costruisce molto di più e più in fretta.

Rispetto agli studi conosciuti in Europa hai avuto sentore di una prospettiva professionale più allettante?

Inizialmente pensavo di aver ormai recepito ciò che di buono potevo imparare in Cina e quindi ho inviato la mia candidatura in giro per l’Europa. Sono stata assunta in uno studio di Parigi. Lo stipendio era molto basso e il lavoro piuttosto noioso… Poi mi è capitata la fortuna di essere contattata dal direttore di una scuola di Pechino: avrei potuto progettare e dirigere il cantiere di una scuola; un’opportunità che non mi sarebbe mai capitata né in Italia né nel resto d’Europa!

Perché sei preziosa lì?

Perché qui vogliono avere una faccia internazionale nel team: gli italiani, in particolare, sono visti come persone creative, come degli artisti. In generale i cinesi non hanno un forte senso critico e fanno fatica ad esprimere la loro opinione anche quando si parla di un progetto architettonico.  Inoltre noi italiani samo considerati particolarmente abili nella fase di concept progettuale.

E non è vero che i ritmi di lavoro sono molto pesanti?

Mah, allora, nel mio caso, siccome sono occidentale, c’è una certa indulgenza per cui non sono tenuta a fare tutte le ore che fanno loro (fino a 14 – 16 al giorno). Sì, normalmente la gente nutre un’estrema dedizione al lavoro e rimane in ufficio anche fino a mezzanotte perché viene loro richiesto di lavorare volontariamente (quindi senza straodinari pagati) per aumentare la produttività dell’azienda. Addirittura se fanno presente che hanno problemi col coniuge, il datore di lavoro invita il coniuge in ufficio pur di permettere ai dipendenti di fare più ore. É un po’ triste essere ipnotizzati in questo ritmo di vita.

…mi solleva sapere che tu la viva in modo diverso! 

Mi chiedo se non sia difficile costruire delle amicizie.

Diciamo che è facile entrare in contatto con i pochi stranieri presenti in zona. Gli italiani ti cercano anche se non li conosci; ho già partecipato a diverse iniziative con loro… I cinesi d’altra parte sono molto contenti di avere amicizie internazionali; sono davvero leali e generosi nelle amicizie.

Se poi devi spiegare che sei di Trino, come fai?

Eh! Non lo faccio! Non conoscono neanche Torino… Al massimo nomino Milano.

E tu come lo pensi il nostro paesino da laggiù? Nessuna nostalgia?

Quando vengo a Trino vado al bar con gli amici  e mi fa sempre piacere… Preferisco però non rimanerci troppo, se no mi ci affeziono!

A parte la cucina e la lingua, c’è qualcosa che continuerà a sorprenderti sempre nuovamente?

La Cina è enorme! Puoi sfruttare ogni vacanza per visitare posti favolosi e a prezzi economici. La cosa che mi piace di Pechino è avventurarmi in quartieri sempre diversi: ti capita di trovare elementi artistici sorprendenti o veri e propri tesori anche là dove vi è apparenza di abbandono. Con i progetti sociali ai quali partecipo posso anche entrare in contatto con le minoranze sociali, o meglio con i gruppi che appartengono a comunità molto antiche. Trovo molto interessante questa esperienza.

Tra l’altro avete da poco festeggiato il capodanno (era il 5 febbraio) e siete entrati nell’anno del maiale…

Sì, si festeggia coi fuochi d’artificio, naturalmente. Per loro il capodanno significa tornare a casa, in famiglia, perché tutti lavorano lontano. Vale un po’ come il Natale da noi. Io quest’anno non l’ho festeggiato perché ero di ritorno da un viaggio in bici a Taiwan.

Wow! Germana, ci piacerebbe farti domande all’infinito, ma dobbiamo porre un freno alla nostra curiosità… Ti ringraziamo per la tua disponibilità! A presto!

di Lucia Mulone

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